Ecco i motivi per i quali la Meloni ha stravinto. Ps: noi non tifavamo per nessuno!

Di Vincenzo Famiglietti

Era scontato. Soffiava forte come la bora il vento dei Fratelli d’Italia. Le previsioni stavolta non hanno fatto flop. Nessun ribaltone Trump-Clinton. Che sia o meno vento di rinnovamento lo decideranno i posteri, ma torna in mente una frase del saggio, e discusso, Giulio Andreotti “Ogni governo che viene è peggiore del precedente”. Amen.

La verità c’è. Ed è una. Chi sta all’opposizione in Italia finisce prima o poi per vincerle, anzi stravincerle le elezioni. L’abbiamo già ammirata in passato questa sperticata fiducia degli italiani (sic!)  verso chi sta dall’altra parte della barricata, ed è sempre bravissimo perché è cosa semplice- a stilare l’elenco di cosa non funziona qui, dalle nostre parti. Ovvero tutto. Il gioco è scontato. Si spara a zero sul governo in carica e si sbraiata con toni da strilloni sulle gravi, ed incurabili, disfunzioni del Belpaese: corruzione, pubblica amministrazione, sanità, giustizia, disoccupazione, povertà, recessione economica etc etc. Argomenti più che validi di real politik. Non c’è bisogno di essersi laureati ad Harvard per farsi un’idea dei disastri nostrani.

E puntualmente gli elettori italiani, ingenui come agnellini e creduloni come infanti, si fanno ipnotizzare, sedurre, stregare dal simbolo nuovo di turno. Il leader inedito che non ha mai governato e come per magia potrebbe salvarci dalle alluvioni, dall’ingerenza di Equitalia e dei gabellieri, dall’inflazione che galoppa e batte record su record. Sì, lui, in questo caso lei, il Salvatore della patria sta per arrivare.

E’ già accaduto tante volte in passato. In ordine cronologico: nell’94 il boom del berlusconismo che prometteva il paradiso in terra, la Lega che berciava contro Roma ladrona a metà-fine anni novanta, per poi riscoprirsi un partito non da prima Repubblica, macchè, ma da banane annerite. Poi la nascita del Movimento 5 stelle nel 2013, i mitici grillini. Finalmente volti nuovi per un’Italia nuova. Quelli che non avrebbero mai fatto inciuci con nessuno e mai stretto alleanze con i partitacci inflazionati e corrotti. “Noi mai al governo col Pdelle o con Pd meno elle”. Ricordate lo slogan? Alla fine solo con lo yeti non si sono seduti al tavolo del potere.

Tutti questi partiti sono poi crollati in popolarità una volta messi alla dura prova del legiferare e constatato che erano giovani ed inediti nelle apparenze, ma vecchi e sempre primi repubblichini nei fatti.

Un deja vu al quale ci abbiamo fatto il callo. Gli elettori ci han fatto la scheda. Si è puntualmente ripetuto con Fdi e la Meloni. Da italiani non possiamo che augurarci che il suo governo onori al meglio il mandato e la fiducia dei compatrioti, ma c’è anche il sospetto che alla prossima tornata alle urne la popolarità degli arrembanti Fratelli vada giù in picchiata. Insomma, che i fratelli si rivelino fratellastri. Un film dal finale triste, già visto.

Ma l’identikit del meloniano doc? Per aver raggiunto quota 25-26 punti percentuali è evidente che Fdi abbia ottenuto consensi in ogni classe sociale ed in tutte le fasce d’età, ma soprattutto dagli over 40.

Un’attenta riflessione invece ricade sull’elettorato femminile. A parte chi ha creduto nel programma del partito o nutriva personale simpatia per la neo premier, emerge un’altra categoria. Elettrici di cultura medio-bassa, donne un po’ frustrate, femministe di borgata suona offensivo, ma insomma ci siamo capiti. Ebbene per costoro la sola idea di poter avere come presidente del consiglio la prima donna della storia italiana, una biondina carina e caparbia, venuta su dal nulla, madre e moglie in apparenza perfetta e tradizionalista, ha illanguidito ed addirittura e gasato l’animo di molte. Fenomenologia sociale che per esempio non ebbe pari negli Usa, dove l’effetto Hillary Clinton  sfumò presto. Ma suo marito Bill l’aveva tradita. E sai, nella famiglia del mulino bianco si erano fatte rancide le fette biscottate. Siamo in Italia, fatevene una ragione.

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