Identità Conte: il Napoli che sembra inarrestabile
Di Ciro Madonna
Ci sono vittorie che valgono più dei tre punti. Vittorie che raccontano un’identità, una mentalità, una visione. La notte dell’Olimpico è stata esattamente questo: la certificazione, chiara come un cielo d’inverno, che il Napoli di Antonio Conte è entrato in un’altra dimensione. Non è più soltanto una squadra che vince: è una squadra che domina, che impone il proprio calcio e che, anche quando il vento soffia contro, trova sempre il modo di prendersi ciò che vuole.
L’Olimpico, infuocato e ruggente, avrebbe dovuto essere la fortezza della Roma. Invece è diventato un palcoscenico perfetto per mostrare la differenza tra una squadra che costruisce e una che cerca scuse. Perché il Napoli non ha semplicemente battuto i giallorossi: li ha espugnati, li ha sovrastati tecnicamente, tatticamente e mentalmente. È stata una lezione limpida, un atto di superiorità calcistica che porta un marchio indelebile: quello di Antonio Conte.
E pensare che gli azzurri arrivavano all’appuntamento con una lista d’infortuni da far tremare qualunque tecnico. Eppure la squadra ha risposto come rispondono i gruppi veri: senza piangersi addosso, senza alibi, senza paura. Solo calcio. Solo organizzazione. Solo fame.
Il primo tempo avrebbe potuto chiudere la partita da solo: pressione alta, recuperi immediati, ripartenze micidiali. Il Napoli è entrato in campo come se conoscesse già la sceneggiatura della gara. La Roma, invece, ha faticato persino a tirare in porta: lo ha fatto una sola volta, e ci è voluto un intervento monumentale di Milinković-Savić per evitare il tracollo ancora prima dell’intervallo.
E poi arriva puntuale la solita colonna sonora del post-partita. Le parole di Gian Piero Gasperini, ancora contrariato — non si sa bene da cosa — e le proteste nei confronti dell’arbitro Massa. È ormai una dinamica prevedibile: quando una squadra prende una lezione di calcio, la prima tentazione è parlare di episodi. Ma chi conosce il gioco non si lascia ingannare. Il campo ha parlato, e ha parlato forte: il Napoli ha vinto perché è più squadra, più organizzato, più lucido.
Conte, dal canto suo, continua a gestire la rosa con una maestria quasi chirurgica. Dopo il ko di Bologna, in molti si chiedevano come avrebbe reagito il gruppo. La risposta è arrivata sul campo, con una serie impressionante di vittorie pesanti: Atalanta, Qarabag, e adesso la Roma, in uno stadio dove non si vince per caso. Non tre successi: tre dichiarazioni di forza.
A rovinare un quadro perfetto, come accade troppo spesso, ci hanno pensato i soliti cori beceri provenienti dalla tifoseria romanista. Una vergogna che continua a scorrere sotto gli occhi della Lega, immobile e silenziosa. È ormai un’abitudine amara per i tifosi del Napoli, costretti a sentire lo stesso veleno in quasi ogni stadio d’Italia. Ma anche questa volta, la risposta migliore è arrivata dal campo: gioco, carattere e un successo gigantesco che spazza via il resto.
Ora lo sguardo è già rivolto verso il mare agitato che attende gli azzurri: la madre di tutte le partite, al Maradona, contro la Juventus del grande ex Luciano Spalletti. Una partita che porta con sé storia, tensione, orgoglio e cicatrici recenti. Sarà una battaglia, come sempre. Ma il Napoli ci arriverà con una consapevolezza nuova, con un Maradona pronto a esplodere e con una squadra che, giorno dopo giorno, appare sempre più compatta, più feroce, più… Conte.
Questo è il calcio che costruisce identità.
Questo è il Napoli che non vuole fermarsi.
Questo è il marchio del suo allenatore: credere, combattere, vincere.

