Napoli, altra figuraccia al Maradona: il Bologna punisce Conte e rinvia la festa Champions

Il Maradona si trasforma nell’ennesimo teatro di una stagione piena di contraddizioni per il Napoli. Il Bologna espugna Fuorigrotta con un clamoroso 3-2 e rimanda la qualificazione matematica degli azzurri alla prossima Champions League, al termine di una partita che certifica ancora una volta tutti i limiti della squadra di Antonio Conte. Una sconfitta pesante non solo per la classifica, ma soprattutto per l’immagine di una squadra incapace di gestire i momenti decisivi.

Eppure il Bologna non era partito con i favori del pronostico. Ma bastano dieci minuti per capire l’andamento della serata: Bernardeschi attraversa indisturbato la metà campo offensiva, dialoga con Miranda e lascia partire un sinistro preciso che sorprende Milinkovic-Savic. Un’azione troppo semplice per mettere in crisi una difesa che continua a mostrare problemi di concentrazione e organizzazione. Due minuti dopo Miranda centra addirittura l’incrocio, con il Napoli completamente in balia degli avversari.

La squadra di Conte prova a reagire più con orgoglio che con idee. Giovane spreca una buona occasione davanti a Pessina, mentre McTominay sfiora il pari di testa. Ma il Napoli resta fragile dietro e al 34’ arriva il nuovo episodio che indirizza il match: Di Lorenzo, appena rientrato dopo oltre tre mesi di stop, interviene in ritardo su Miranda. L’arbitro inizialmente lascia correre, poi il Var corregge la decisione e concede il rigore. Orsolini dal dischetto non sbaglia e firma il meritato 2-0 rossoblù.

È qui che emergono le prime responsabilità di Conte. Il Napoli entra in campo ancora una volta senza intensità, senza equilibrio e soprattutto senza la ferocia che dovrebbe contraddistinguere una squadra allenata dal tecnico salentino. Gli azzurri vanno sotto troppo facilmente, concedono spazi enormi e sembrano sempre costretti a rincorrere le partite invece di dominarle.

Nel recupero del primo tempo Di Lorenzo riapre il match approfittando di un pallone sporco generato dal lavoro di Hojlund in area. Un gol importante, ma che non cancella quarantacinque minuti pieni di errori e confusione tattica.

A inizio ripresa arriva anche il pareggio: ancora Hojlund protegge bene il pallone al limite e serve Alisson, che batte Pessina con un destro preciso. Il Maradona si accende e il Napoli sembra avere l’inerzia dalla sua parte. Sembra, appunto. Perché la squadra di Conte, ancora una volta, dimostra di non saper gestire né il ritmo né le emozioni della gara.

Invece di affondare il colpo, gli azzurri si abbassano, perdono campo e smettono di giocare. Il Bologna prende fiducia e nel recupero trova il colpo del ko: Milinkovic-Savic respinge corto sulla conclusione di Miranda e Rowe inventa una splendida mezza rovesciata che gela il Maradona.

Una sconfitta che pesa enormemente e che apre interrogativi inevitabili sul lavoro di Conte. Il Napoli continua a essere una squadra discontinua, fragile mentalmente e troppo vulnerabile difensivamente. Aspetti difficili da accettare per un allenatore che ha costruito la sua carriera proprio sulla solidità e sull’organizzazione.

La verità è che questo Napoli, nonostante il valore della rosa, non dà mai la sensazione di avere pieno controllo delle partite. E quando una squadra perde intensità, equilibrio e personalità nei momenti chiave, le responsabilità dell’allenatore non possono più essere ignorate.

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